...Emigriamo su Marte?...dopo aver letto i risultati della finale del Martelive
Siamo arrivati secondi, su un centinaio di partecipanti, in finale al concorso Martelive e siamo stati di nuovo completamente ignorati dai teatri che avrebbero dovuto assegnare i premi e che hanno deciso di scegliere di nuovo il sicuro, il rassicurante.
Sono amareggiata dei risultati, si, ma la mia delusione è profonda e va ben oltre i limiti dei risultati della finale del Martelive...
Sto cercando di capire.
Sono tre anni che lavoriamo insieme come compagnia, in più possiamo aggiungere i tre anni di formazione all'Università La Sapienza di Roma per il corso europeo sulla commedia dell'arte.
Portiamo avanti questo lavoro in modo onesto, senza risparmiarci, perché siamo convinti che sia un lavoro di qualità, un tipo di teatro capace di comunicare e di arrivare a un pubblico vasto.
E' un teatro fisico, faticoso, energico, generoso, oltre ad essere il padre del teatro occidentale moderno.
I nostri spettacoli ( per i quali abbiamo ottenuto il patrocinio morale della Società Dante Alighieri) piacciono al pubblico ma non sono riconosciuti con facilità dagli addetti ai lavori.
Per "pubblico" intendo un pubblico vasto e "reale" , non un pubblico autoreferenziale tipo "Io vengo a vedere te, tu vieni a vedere me", sempre più diffuso a teatro, ma un pubblico che raccoglie umanità eterogenee: dalle persone che a teatro non sono andate mai perché convinte sia brutto e noioso e che per la prima volta si stupiscono e si emozionano di fronte a un palco, ai professori universitari, gli studiosi, i "filologi", ecc...
I nostri spettacoli piacciono al pubblico ma non riusciamo a farli entrare nei circuiti giusti salvaguardando così il nostro lavoro e la nostra dignità di artisti.
E la finale del Martelive è stata l'ennesima conferma di tutto questo.
E allora comincio a farmi alcune domande.
La prima è: cosa ci sto a fare ancora in Italia?
La Commedia dell'arte piace molto all'estero, (Carlo Boso, non a caso, ha aperto la sua scuola a Parigi) lo considerano un ottimo prodotto made in Italy e credono che in Italia, oltre alla pizza al mandolino e alla mafia, ci siano compagnie di commedia dell'arte ad ogni angolo;
dunque emigriamo!?
La seconda è: perché ci sono così tanti pregiudizi a riguardo? E perché nessuno ha il coraggio di fare una scelta contro tendenza? Contro la moda?
Da un anno a questa parte mi sono avvicinata al teatro di figura e ho visto che anche in quel campo vigono le stesse regole. Sei sempre relegato a "teatro ragazzi", considerato teatro di serie B.
E' un peccato. Un vero peccato ed è avvilente sentirsi grandi pacche sulle spalle senza riuscire a fare il proprio lavoro.
Purtroppo non si campa di "Bravo!".
Cercherò di capire e troverò soluzioni.
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